The Weekend Magazine

by Tomeci Press Publications

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Uomo sorridente su una terrazza, con vista sulla città e su una chiesa con campanile conico.

Il contributo dei coloni transilvani alla formazione e allo sviluppo di uno dei più antichi centri urbani della Valacchia

Editoriale di Cristin Tomeci – The Weekend Magazine


Sono nato a Câmpulung Muscel. Per questo, la domanda su chi abbia contribuito agli inizi della mia città non è per me una semplice questione storica. Quando un test del DNA ha rivelato, oltre alle mie origini romene, anche tratti «sassoni e fiamminghi», ho iniziato a cercare le fonti — documenti, iscrizioni e studi — per capire chi fossero davvero i fondatori della città ai piedi dei Carpazi. Quello che ho trovato è una storia più concreta ed emozionante delle leggende dei libri di testo.

Il nome «Sassoni» non significa provenienza dalla Sassonia

Cominciamo dalla prima sorpresa. Il nome «Sassoni», dato ai coloni tedeschi chiamati in Transilvania a metà del XII secolo dal re Géza II, non significa che provenissero dalla Sassonia. Nell’interpretazione esaminata da Otto Weber in un saggio critico sull’origine dei Sassoni, i primi coloni sono indicati negli atti della cancelleria ungherese come «hospites flandrenses», cioè «ospiti fiamminghi». Anche i registri papali della fine del XII secolo chiamano due volte «Flandrenses» i tedeschi della zona di Sibiu. Il termine «Saxones», attestato solo dal 1206, nell’Ungheria medievale indicava piuttosto uno status giuridico privilegiato che un’origine geografica. Le ricerche collocano le loro regioni di provenienza nel nord-ovest dell’Impero: Fiandre, Hainaut, Brabante, Liegi, Zelanda, valle della Mosella, Lorena e Lussemburgo.

Da questo intreccio di regioni provenivano anche le persone che qui ci interessano. Secondo lo studio pubblicato da Alexandru Ciocîltan su The Romanian Journal for Baltic and Nordic Studies, la più antica comunità cattolica della Valacchia fu fondata dai Sassoni di Transilvania a Câmpulung — Langenau nella loro lingua — nella seconda metà del XIII secolo. Il loro contributo alla formazione della città è chiaramente documentato; le fonti, tuttavia, non affermano che la città fosse esclusivamente opera loro: anche la popolazione romena era presente nello stesso mercato.

Il comes del 1300

La prima menzione scritta di Câmpulung non è un atto principesco, ma una lapide. Nella chiesa Bărăția è conservata la lastra tombale del conte Laurencius de Longo Campo, morto nel 1300: «Hic sepultus est comes Laurencius de Longo-Campo, pie memorie, anno Domini MCCC». È il più antico documento epigrafico medievale della Valacchia e, al tempo stesso, la prima attestazione scritta della città. Nella pietra è ricordato un capo della comunità sassone, con un nome latinizzato. Ecco cosa significava allora «città»: persone stabilite, con la propria chiesa, le proprie leggi e i propri morti accanto ai vivi.

Un’ipotesi sull’Ordine Teutonico

Esiste anche un’ipotesi più audace, che merita di essere presentata come tale. Uno studio di Horst Glassl del 1971 esamina il legame tra l’insediamento tedesco di Câmpulung e il breve dominio dell’Ordine Teutonico nella Terra di Bârsa, tra il 1211 e il 1225. I cavalieri potrebbero aver incoraggiato la colonizzazione al di là dei monti e la pianta «a lancia» degli insediamenti di Câmpulung e Rucăr ricorderebbe quella dei villaggi dell’Ordine. È un’ipotesi interessante, ma nei documenti che ho consultato non ho trovato un atto che attribuisca esplicitamente la fondazione della città ai Teutonici. Ciò che esiste sono le persone, la chiesa e la lapide.

Il mercato, la dogana, la lettera

I Sassoni di Câmpulung non erano cavalieri, ma mercanti e artigiani. La città era governata da un giudice e dodici pârgari, e un documento del 1425 mostra ancora persone con nomi tedeschi alla guida del mercato. La ricchezza derivava dalla posizione: Câmpulung era la dogana attraverso la quale le merci di Brașov raggiungevano il basso Danubio, come stabilito dal privilegio commerciale concesso nel 1368 dal voivoda Vladislav I. Carovane di merci, panni, cera e sale — attraverso Bran e Rucăr verso sud e poi di nuovo a nord — fecero del mercato ai piedi dei monti uno dei più importanti centri di scambio della prima Valacchia.

Da questa città di mercanti partì anche il primo documento datato in lingua romena: la lettera di Neacșu da Câmpulung, del 1521, indirizzata a Hans Benkner, giudice di Brașov. Che un mercante «romeno» di un mercato fondato in gran parte dai Sassoni scrivesse in romeno a un sindaco sassone: ecco, in piccolo, la vera definizione di Câmpulung, un luogo in cui i mondi si incontravano.

La fine della comunità, la nostra eredità

La comunità sassone di Câmpulung si estinse lentamente, sotto forti pressioni. Nel 1557 passò al luteranesimo; nel 1639 fu ricondotta al cattolicesimo da missionari francescani sostenuti da Matei Basarab. Intorno al 1640, i visitatori papali constatarono che i Sassoni di Câmpulung non conoscevano più il tedesco e parlavano soltanto romeno, conservando tracce dell’abbigliamento, del pane e il nome «Sasul». Poi arrivarono tasse, peste, guerre e oppressione religiosa: da circa 500 persone — quasi un quinto della città — nel 1639, la comunità scese a sole 33 persone nel 1773–1775. Questi dati riguardano la comunità cattolica e non sono censimenti etnici perfettamente comparabili. Alla fine del XVIII secolo, lo studio di riferimento concludeva che a Câmpulung non esisteva più una comunità sassone, ma soltanto discendenti dei Sassoni, mescolati con nuovi arrivati dai territori asburgici e dai Balcani. La comunità scomparve; i suoi discendenti — probabilmente anche tra le famiglie di Câmpulung di oggi — rimasero.

Perché tengo ai documenti

Voglio spiegare chiaramente perché preferisco le fonti alle leggende. La leggenda della «discesa» di Negru Vodă nel 1292 è suggestiva, ma fu registrata soltanto nel XVII secolo e richiamata nei documenti del mercato come prova di antichità. La verità documentaria è più semplice e umana: una città crebbe lentamente grazie al commercio e alla convivenza — cattolici e ortodossi, «Sassoni» di origine fiamminga e mosellana, romeni del mercato. Câmpulung non è meno «nostra» perché ai suoi inizi parteciparono anche gli «altri»; è ancora più nostra perché è sempre stato un luogo in cui gli «altri» diventavano parte di noi.

La Bărăția è ancora in piedi, con la sua torre del 1730. La lapide di Laurencius è ancora lì, a più di sette secoli dalla morte del conte. Quando passerete per Câmpulung, vale la pena entrare e fermarsi un minuto accanto a quella pietra. È la più antica testimonianza scritta della città e, a voler essere sinceri, anche il primo capitolo della nostra storia.

Chiesa medievale in pietra in un villaggio montano in autunno

Fonti di questo editoriale:
  1. Alexandru Ciocîltan, “The Identities of the Catholic Communities in the 18th Century Wallachia”, The Romanian Journal for Baltic and Nordic Studies 9/1 (2017), pp. 71–82.
  2. Horst Glassl, “Der Deutsche Orden im Burzenland und in Rumänien (1211–1225)”, Ungarn-Jahrbuch 3 (1971), pp. 23–49.
  3. Otto Weber, “Die Herkunft der Siebenbürger Sachsen”.
  4. Ileana-Maria Ratcu, “Die sächsische Gemeinde aus der walachischen Stadt Câmpulung Muscel/Langenau am Beispiel einer deutschsprachigen Urkunde aus dem 16. Jahrhundert” (2023), pp. 216–226.
  5. “Identitatea comunității germane din Câmpulung Muscel în secolele XIII–XVIII”.
  6. Storia del comune di Câmpulung, Municipio di Câmpulung.
  7. “La lettera di Neacșu da Câmpulung” (1521).
  8. “Transylvanian Saxons” — regioni di origine dei coloni.

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