
Nella notte tra il 31 ottobre e il 1º novembre 1989, la Romania perse una delle sue voci più straordinarie. Mihaela Runceanu, un’artista che aveva segnato intere generazioni, fu assassinata con una brutalità inimmaginabile nel suo stesso appartamento. A più di tre decenni di distanza, il suo ricordo è ancora vivo, mentre l’uomo condannato per il suo omicidio, graziato dopo aver scontato 17 anni di carcere, conduce una vita tranquilla in Inghilterra, lontano dall’attenzione pubblica.
(Redazione: Romania e Regno Unito / Giustizia e società)
Il 1º novembre 1989 la Romania attraversava un periodo di forte fermento prerivoluzionario. Per milioni di rumeni, tuttavia, la giornata iniziò con una notizia che arrivò come un fulmine: Mihaela Runceanu, artista dalla voce inconfondibile e dal fascino particolare, era stata trovata morta nel suo appartamento sulla Șoseaua Mihai Bravu, a Bucarest. Aveva appena 34 anni e la sua carriera era in piena ascesa. Quello che inizialmente sembrava un tragico episodio si rivelò presto uno dei crimini più sconvolgenti della storia recente della Romania.
Una brillante carriera spezzata brutalmente
Mihaela Runceanu non era soltanto una cantante. Si era diplomata in violino al Conservatorio di musica di Bucarest ed era anche un’insegnante di canto molto stimata. Tra i suoi allievi figuravano nomi importanti della musica leggera rumena, come Marina Florea, Silvia Dumitrescu, Adrian Enache e Mădălina Manole. La sua voce inconfondibile e la presenza scenica moderna l’avevano trasformata in una vera star della cosiddetta Età dell’Oro della Romania comunista. Nell’ottobre del 1989 era in tournée in Transilvania e aveva appena tenuto una serie di spettacoli alla Sala Radio, dove ricevette quelli che sarebbero stati i suoi ultimi applausi.
La notte dell’orrore e il movente del delitto
Secondo l’atto d’accusa, nella notte tra il 31 ottobre e il 1º novembre 1989 Runceanu invitò nel suo appartamento Daniel Cosmin Ștefănescu, un giovane di 21 anni che conosceva da circa un anno e che le procurava videocassette. I due avevano intenzione di guardare un film. Sentendosi stanca, la cantante andò a fare un bagno e poi si coricò, lasciando che il giovane se ne andasse al termine del film. Non si svegliò mai più. Secondo le indagini, dopo che lei si era addormentata, Ștefănescu la strangolò con il cavo del telefono. In seguito cosparse l’appartamento di benzina e gli diede fuoco nel tentativo di cancellare le tracce del delitto.
Secondo gli inquirenti, il movente del delitto fu la rapina. Il ventunenne proveniva da una famiglia relativamente benestante: il padre era direttore al Ministero del Petrolio e la madre era docente universitaria. Sarebbe stato interessato agli oggetti di valore custoditi nell’appartamento dell’artista.
Un processo e una sentenza controversi
L’autore del delitto fu identificato e arrestato in appena 36 ore. Il processo si svolse in un periodo turbolento, subito dopo la Rivoluzione del dicembre 1989. Inizialmente fu condannato a 25 anni di carcere per omicidio aggravato, ma la pena venne successivamente ridotta. Ștefănescu ha sempre negato di aver commesso il delitto, sostenendo che le accuse fossero state montate ad arte.
La grazia e una nuova vita in Inghilterra
La sorte fu favorevole al condannato. Dopo aver scontato soltanto 17 anni della pena, Daniel Cosmin Ștefănescu fu graziato e rimesso in libertà nel 2006. Dopo il rilascio cercò di ricostruirsi una vita in Romania, lavorando come commesso in un negozio di abbigliamento a Bucarest. Tuttavia, veniva riconosciuto dalle persone e affrontato con domande sull’omicidio, circostanza che lo spinse a ritirarsi nella casa dei genitori.
Infine, nel 2017, decise di lasciare la Romania e si stabilì nel Regno Unito. Secondo quanto riportato dalla stampa, Ștefănescu vive nei pressi di Londra, dove lavora in un magazzino. Pur essendo laureato in psicologia, non è riuscito a ottenere il riconoscimento dei propri titoli per esercitare in quel settore. Secondo le fonti, conduce una vita ordinaria, trascorre i fine settimana con gli amici e viaggia. In una dichiarazione alla stampa ha affermato: «Sto bene. Sono andato in Inghilterra. Lavoro in un magazzino vicino a Londra. Non voglio più sapere nulla della Romania».
Conclusione
A trentacinque anni dalla sua morte, Mihaela Runceanu resta una leggenda della musica rumena e la sua tomba nel cimitero Dumbrava di Buzău è spesso ricoperta di fiori. In doloroso contrasto, l’uomo che le tolse brutalmente la vita è libero e si è costruito una nuova esistenza a migliaia di chilometri di distanza. Questa realtà solleva interrogativi profondi sulla giustizia, sul valore della vita umana e sul modo in cui la società riconosce la sofferenza delle vittime. Per la famiglia e gli ammiratori dell’artista, la ferita è ancora aperta; la grazia concessa al suo assassino resta un’ingiustizia che forse non potrà mai rimarginarsi.







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