
A una distanza di almeno 49.000 anni luce, un misterioso oggetto cosmico chiamato VT J1906+0849 mostra da oltre due decenni cambiamenti significativi nella luminosità e nelle frequenze radio. Non sembra espandersi e non rientra negli schemi conosciuti. I ricercatori del Caltech stanno valutando se possa trattarsi di un buco nero o di una stella di neutroni dal comportamento insolito.
(Redazione: USA e Spazio / Scienza e Astronomia)
L’universo presenta schemi che gli astronomi hanno imparato a riconoscere: le pulsar emettono radiazioni a intervalli regolari, le novae brillano e poi si affievoliscono, e le nubi di gas in espansione cambiano frequenza in modo prevedibile. Alcuni oggetti, però, sfuggono alle spiegazioni note.
È il caso di VT J1906+0849, una sorgente radio ai margini della Via Lattea, oltre il braccio a spirale esterno Norma-Cigno. Individuata nei dati astronomici del 2017, è diventata un enigma cosmico particolarmente interessante.
Un faro cosmico dal comportamento insolito
L’oggetto ha attirato l’attenzione durante il programma Very Large Array Sky Survey (VLASS), dove è apparso come la sorgente radio transitoria più luminosa della zona, con una densità di flusso di circa 70 millijansky: un valore notevole per un oggetto così distante.
Gli archivi mostrano che nel 1996 non era visibile. Ha iniziato a comparire intorno al 2005; la luminosità è aumentata dal 2006 al 2013, raggiungendo il picco nel 2014. In seguito è diminuita, finché le emissioni radio hanno ripreso forza verso la fine del 2025.
La grande anomalia: frequenze inspiegabili
I cambiamenti di luminosità non sono l’unico mistero. L’emissione radio, detta radiazione di sincrotrone, è prodotta da particelle cariche che si muovono nei campi magnetici. Se la nube emittente si espandesse, la frequenza massima dovrebbe normalmente diminuire.
Nel 2019 il massimo spettrale era a 1,9 gigahertz; nel 2024 era sceso a 0,8 GHz. Nel 2026, però, è risalito a 2,2 GHz. Le osservazioni indicano inoltre che l’oggetto non si è espanso durante questo periodo.
Ciò suggerisce che l’emissione sia alimentata da un processo fisico continuo, ancora sconosciuto, e non da una nube di gas in espansione.
Un buco nero invisibile?
I ricercatori guidati da Jessie Miller del California Institute of Technology (Caltech) hanno esaminato diversi scenari. Un’esplosione simile a una nova sembra improbabile perché la materia non si è dispersa; anche una nebulosa alimentata da una pulsar non spiega bene le variazioni irregolari.







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