
Dopo una notte di trattative completamente bloccate, il primo ministro belga si è recato al Palazzo Reale per presentare le dimissioni. La posta in gioco è enorme: trovare 10 miliardi di euro per evitare una crisi finanziaria. A porte chiuse, socialisti e liberali si accusano reciprocamente dello stallo, mentre il Belgio si avvicina alla possibilità di elezioni anticipate.
(Redazione: Belgio / Politica ed economia)
È una di quelle mattine che possono cambiare il destino di un Paese. Alle 9:30, mentre Bruxelles si svegliava sotto un cielo grigio, il primo ministro Bart De Wever è arrivato al Palazzo Reale per presentare le dimissioni al re Filippo. Il gesto drammatico è seguito a una lunga notte di negoziati falliti sul bilancio federale. Se il Re accetterà le dimissioni, il governo cadrà e il Belgio potrebbe essere trascinato in una campagna elettorale lampo.
La notte al numero 16
Tutto è cominciato domenica sera, intorno alle 21:00, quando De Wever ha convocato i vicepremier nella sede del governo, al numero 16 di rue de la Loi (Wetstraat 16), per un ultimo tentativo di salvare il bilancio. Da mesi la coalizione di cinque partiti cerca una soluzione a un enorme disavanzo finanziario.
Le aspettative erano pessimistiche fin dall’inizio. Il primo ministro voleva raggiungere un accordo entro martedì per evitare il ricorso ai dodicesimi provvisori nel 2027, uno scenario che potrebbe bloccare gli investimenti e lanciare un segnale di panico ai mercati finanziari. Ma verso l’1:30 del mattino è diventato chiaro che un compromesso era impossibile.
All’uscita dall’edificio, il vicepremier David Clarinval (MR, i liberali francofoni) ha puntato il dito direttamente contro i socialisti di Vooruit, dichiarando seccamente: «Avevo detto che c’erano troppe tasse». Secondo fonti vicine ai colloqui, le tensioni non riguardavano soltanto lo scontro tra liberali e socialisti: anche la ripartizione dello sforzo di bilancio era diventata un terreno di scontro.
L’equazione impossibile: 10 miliardi di euro
Perché è così difficile chiudere questo bilancio? Il Belgio deve affrontare una seria sfida finanziaria. Il debito pubblico è elevato e i tassi d’interesse sono in aumento. La Banca nazionale e l’Agenzia federale del debito hanno già lanciato l’allarme su un possibile effetto valanga degli interessi, che potrebbe gravare pesantemente sull’economia a partire dal 2028 o dal 2029.
De Wever ha presentato un piano rigoroso: circa 4 miliardi di euro attraverso tagli alla spesa e riforme, a cui si aggiungerebbero 1,5 miliardi di nuove imposte, 1 miliardo di correzioni tecniche e 2 miliardi di misure di recupero. Secondo quanto riferito, alcuni partner della coalizione volevano ridurre l’impegno a 8 miliardi di euro, proposta che il primo ministro ha respinto categoricamente.
De Wever ha inoltre cercato di introdurre un «freno al debito», con un drastico congelamento della spesa pubblica, e ha persino proposto una riduzione degli stipendi dei ministri come gesto di solidarietà. Nessuna delle due proposte ha ottenuto sostegno. I socialisti di Vooruit hanno rifiutato tagli alla sanità e alle pensioni, sostenendo che i più ricchi dovrebbero contribuire maggiormente. I liberali del MR hanno respinto categoricamente qualsiasi aumento delle imposte.
La decisione del Re e lo scenario elettorale
La decisione è ora nelle mani del re Filippo. Considerata la difficile situazione finanziaria del Paese, è possibile che il monarca non accetti immediatamente le dimissioni del primo ministro. Inoltre, non esiste un’alternativa politica chiara in grado di formare una nuova maggioranza. Se il Re rifiuterà le dimissioni, De Wever potrebbe ricevere un nuovo mandato per sbloccare i negoziati, come avvenuto l’anno scorso.
Se invece le dimissioni saranno accettate, il Belgio entrerà in una grave crisi politica. Il governo cadrà e si dovranno organizzare elezioni entro 40 giorni. Gli ultimi sondaggi delineano un panorama politico che potrebbe trasformare il Paese: nelle Fiandre il partito di estrema destra Vlaams Belang è al primo posto, mentre in Vallonia i socialisti del PS sono nettamente in testa. Una simile situazione renderebbe estremamente difficile la formazione di un nuovo governo.
Conclusione
Il Belgio dimostra ancora una volta quanto possa essere fragile la governance in un Paese diviso sul piano linguistico e politico. Bart De Wever, noto per la sua determinazione, sembra essere arrivato al limite della pazienza. Qualunque sia la decisione del Re, il problema di fondo resta: senza un accordo di bilancio, il Belgio rischia di entrare in una spirale del debito difficile da arrestare. Se i politici non riusciranno a trovare un’intesa per proteggere le finanze del Paese, dovranno rispondere ai cittadini molto prima del previsto.






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