
Enav Ashual, 33 anni, è arrivata in Thailandia il 26 settembre con un visto turistico ed è stata successivamente trattenuta dalle autorità per l’immigrazione. Secondo le notizie diffuse, alcuni episodi con il personale di un parco, una controversia in un hotel e sedute terapeutiche senza permesso di lavoro avrebbero trasformato la sua vacanza in un caso che potrebbe comportare un divieto d’ingresso prolungato o permanente.
(Redazione: Thailandia e Israele / Turismo e Giustizia)
Koh Phangan, nota per le feste della Luna Piena e le spiagge di sabbia bianca, attira ogni anno migliaia di visitatori. Per molti è un paradiso. Il soggiorno di Enav Ashual avrebbe invece preso una piega molto diversa. Dopo il suo arrivo, il 26 settembre, sarebbero state presentate diverse denunce alle autorità.
Una serie di episodi segnalati avrebbe portato all’intervento delle autorità per l’immigrazione.
Una successione di episodi
Il 18 ottobre si sarebbe verificato un episodio nei pressi di una cascata del Parco nazionale di Than Sadet. Secondo le notizie, Ashual avrebbe insultato e minacciato alcuni dipendenti del parco e si sarebbe rifiutata di pagare il biglietto d’ingresso.
Il 21 ottobre i media locali hanno riferito di un’altra controversia in un hotel dell’isola. Ashual avrebbe dichiarato di essere la proprietaria dell’edificio e avrebbe ordinato agli ospiti di lasciare le camere. Sarebbero state inoltre segnalate fatture alberghiere non pagate.
Attività terapeutiche senza permesso di lavoro
L’indagine avrebbe preso in esame anche sessioni di breathwork (esercizi di respirazione) e arteterapia che Ashual avrebbe offerto sull’isola senza un permesso di lavoro.
La Thailandia applica norme rigorose agli stranieri che lavorano nel Paese. Un visto turistico non autorizza a svolgere un’attività lavorativa né a fornire servizi a pagamento. Le autorità avrebbero considerato queste sessioni attività commerciali incompatibili con il suo status migratorio.
La decisione delle autorità per l’immigrazione
Il 22 ottobre si sarebbe riunito un comitato di Koh Phangan composto da funzionari distrettuali, polizia turistica e rappresentanti della comunità. Secondo le informazioni diffuse, il comitato avrebbe concluso all’unanimità che la condotta contestata violava le condizioni del soggiorno.
La Divisione 6 dell’Immigrazione ha approvato la revoca del visto. Ashual sarebbe stata trattenuta nella provincia di Surat Thani mentre veniva preparato il suo rientro in Israele. Le autorità avrebbero inoltre proposto il suo inserimento in una lista nera, misura che potrebbe impedirle di tornare in Thailandia. La durata e gli effetti dipenderanno dalla decisione ufficiale.
Secondo le notizie diffuse, sarebbe la decima cittadina straniera a perdere il diritto di soggiorno a Koh Phangan dall’inizio dell’anno e la terza cittadina israeliana.
La Thailandia è troppo severa? Il dibattito nel settore turistico
Il caso solleva una questione più ampia: come dovrebbe reagire un Paese fortemente dipendente dal turismo quando i visitatori sono accusati di violare le norme locali?
Argomenti a favore delle autorità thailandesi: la Thailandia accoglie i turisti, ma si aspetta che rispettino le leggi, i lavoratori e le comunità locali. Un visto turistico non autorizza a lavorare né a ignorare le regole. Le accuse di insulti al personale di un parco, controversie in hotel e fatture non pagate sono questioni serie per le persone coinvolte. La polizia turistica avrebbe annunciato controlli più intensi a Koh Samui, Koh Phangan e Koh Tao.
Argomenti che mettono in discussione la risposta: alcuni critici potrebbero giudicare sproporzionate la revoca del visto e un eventuale divieto d’ingresso prolungato o permanente, soprattutto se le accuse non sono ancora state esaminate in sede giudiziaria. È importante distinguere tra accuse, decisioni amministrative e violazioni accertate.
Conclusione
Il caso ricorda che la libertà di viaggiare comporta anche responsabilità. Un visto turistico non esenta nessuno dal rispetto delle leggi locali. Il rispetto delle persone, delle regole e dei luoghi che rendono attraente una destinazione dovrebbe accompagnare ogni viaggio. Anche un paradiso per le vacanze può diventare l’inizio di una procedura d’immigrazione quando i visitatori sono accusati di aver violato le condizioni del soggiorno.







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