
Sei uomini sono stati incriminati in relazione al furto di oltre 100 auto nell’area metropolitana di Washington, D.C. Secondo gli investigatori, utilizzavano un dispositivo da 500 dollari capace di riprogrammare le chiavi in meno di un minuto. Le auto rubate venivano nascoste nei parcheggi di Navy Yard, caricate in container dichiarati come contenenti mobili e spedite in Africa. L’FBI e i procuratori guidati da Jeanine Pirro hanno annunciato lo smantellamento della presunta rete internazionale.
Stati Uniti / Giustizia e tecnologia
Per i proprietari di auto a Washington, D.C., il furto di veicoli ha assunto una nuova dimensione. Non si tratta più soltanto di finestrini rotti, accensioni forzate o allarmi che suonano. Il furto può essere silenzioso e preciso, senza svegliare i vicini. I sospettati non avrebbero avuto bisogno delle chiavi originali: poteva bastare un dispositivo elettronico grande quanto uno smartphone.
Mercoledì 22 aprile 2026, le autorità federali e locali hanno annunciato una vasta operazione contro una presunta rete internazionale di furti d’auto. Alla conferenza stampa hanno partecipato la procuratrice federale Jeanine Pirro, la sindaca Muriel Bowser, il capo ad interim della polizia metropolitana Jeffery Carroll e rappresentanti dell’FBI. Il messaggio era chiaro: la criminalità organizzata si adatta alla tecnologia e il cosiddetto metodo “Autel” rappresenta una nuova forma di furto d’auto.
Come funzionava la rete “Autel”
Secondo l’incriminazione federale, tra i sospettati figuravano Jacob Hernandez, 29 anni, di Los Angeles; Dustin Wetzel, 23 anni, della Virginia; James Young, 23, e Khobe David, 24, del Maryland; Chance Clark, 25, anch’egli del Maryland; e un sesto sospettato ancora latitante. Avrebbero rubato almeno 20 auto a Washington, D.C., nel Maryland e in Pennsylvania. Gli investigatori collegano il gruppo a oltre 100 furti nel Distretto di Columbia e ad altri 30 nella contea di Prince George.
I sospettati avrebbero agito di notte, soprattutto nelle strade tranquille della zona nord-occidentale della città. Dopo aver forzato una serratura, collegavano alla presa diagnostica OBD un programmatore di chiavi Autel MaxiIM KM100X, acquistabile online per circa 500 dollari. Potevano così resettare il sistema di sicurezza e programmare una nuova chiave per avviare il motore.
“Non hanno bisogno di chiavi né di improvvisare con i fili. Niente finestrini rotti, niente drammi: soltanto un dispositivo elettronico chiamato Autel. In meno di un minuto, il computer dell’auto viene riprogrammato. L’auto scompare in 60 secondi”, ha dichiarato Jeanine Pirro. Il gruppo avrebbe preso di mira sia auto sportive di lusso, come Corvette e Camaro, sia modelli comuni, come la Honda Civic.
Da Navy Yard ai porti africani
Le auto venivano portate in luoghi di deposito temporaneo, tra cui parcheggi nel quartiere Navy Yard di Washington e quello di un hotel Marriott nel Maryland. Qui le targhe venivano sostituite e i numeri di identificazione del veicolo (VIN) modificati o cancellati.
Le vetture venivano poi trasportate nei porti di Baltimora, nel Maryland, e Savannah, in Georgia. Erano caricate in container marittimi dichiarati come contenenti mobili anziché veicoli, presumibilmente per evitare controlli doganali approfonditi. Molte erano destinate all’Africa.
Secondo Pirro, le auto venivano spedite in Africa in container sigillati, dove la domanda e i possibili profitti sono elevati. Gli investigatori hanno identificato oltre 20 veicoli direttamente collegati all’incriminazione, per un valore vicino a un milione di dollari, ma ritengono che i furti siano stati molti di più.
Una questione normativa
Le autorità hanno sottolineato la facilità con cui questi dispositivi possono essere acquistati. Secondo le informazioni presentate, l’Autel MaxiIM KM100X è venduto online senza licenza speciale né verifica dell’identità. Pirro ha chiesto un registro o regole per chi acquista programmatori di chiavi.
Il capo ad interim della polizia di Washington, Jeffery Carroll, ha consigliato agli automobilisti di conservare le chiavi in custodie Faraday che bloccano i segnali wireless e di utilizzare un bloccasterzo meccanico. Queste precauzioni possono scoraggiare i ladri che si affidano a strumenti elettronici.
Conclusione
Il caso mostra come la criminalità organizzata si adatti alle nuove tecnologie. Uno strumento destinato ai professionisti dell’auto sarebbe stato utilizzato per trasformare veicoli rubati in merce da esportazione. L’indagine ha ostacolato la presunta rete, ma i dispositivi per programmare le chiavi sono ancora disponibili online.
Per gli abitanti di Washington, l’operazione è un passo importante. La sfida è impedire la nascita di reti simili e stabilire come regolamentare la vendita e l’uso di questi dispositivi.






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