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by Tomeci Press Publications

Grafico che mostra il rapporto tra età, funzione polmonare nelle persone con BPCO e consumo di tabacco. Le linee di tendenza illustrano diversi scenari di fumo e il loro impatto sulla salute con l’avanzare dell’età.

Una discussione virale nei Paesi Bassi parte da una domanda apparentemente semplice: se fumare fa così male, perché alcuni fumatori arrivano a un’età molto avanzata? La risposta sta nel funzionamento della statistica, della genetica e del caso, non nei singoli aneddoti.

(Personale: Paesi Bassi / Salute e società)

Sui social media ricorre periodicamente una domanda che sembra mettere in discussione tutto ciò che sappiamo sulla salute: “Se fumare è così dannoso, perché alcune persone fumano per tutta la vita e raggiungono 80 o 90?” La domanda ha raccolto decine di migliaia di visualizzazioni e centinaia di commenti, la maggior parte delle quali provenienti da medici, ex fumatori, statistici dilettanti e persone comuni che difendono o contestano la loro abitudine.

A prima vista, sembra una contraddizione. In un’analisi più approfondita, è un classico esempio di confusione tra eccezione e regola.

I numeri parlano chiaro

Le statistiche sono spietate. Circa un quarto dei forti fumatori non raggiunge i 65, rispetto al solo 7% dei non fumatori. In media, un fumatore vive da 8 a 9 anni in meno rispetto a un non fumatore. Coloro che fumano più di 20 sigarette al giorno perdono, in media, fino a 13 anni di aspettativa di vita.

Ma la differenza non è solo nel numero di anni. I fumatori trascorrono più anni in cattive condizioni di salute. Malattie polmonari ostruttive croniche, malattie cardiovascolari, ictus e forme multiple di cancro sono molto più comuni tra loro. In altre parole, non si tratta solo di quanto vivi, ma anche di come vivi.

La trappola del sopravvissuto

Perché sentiamo che molti fumatori vivono a lungo? Perché vediamo solo coloro che sono invecchiati. Coloro che sono morti a 50 o 60 anni non compaiono più nelle statistiche visibili, non raccontano più storie a tavola e non compaiono più nelle foto di famiglia.

È ciò che gli specialisti chiamano «bias del sopravvissuto». Un nonno che fuma da 60 anni ed è ancora vivace diventa un esempio evidente, mentre centinaia di migliaia di fumatori che non hanno raggiunto quell’età sono invisibili. Le statistiche non guardano a storie isolate, ma a milioni di persone.

Genetica, fortuna e il resto della storia

C’è anche una componente genetica. Alcune persone hanno geni che riparano meglio il DNA influenzato dagli agenti cancerogeni nel fumo. Altri hanno una maggiore capacità di eliminare le tossine. Ma questa è l’eccezione, non la regola. La maggior parte dei fumatori non è protetta da uno scudo genetico miracoloso.

Inoltre, la longevità di un fumatore può essere influenzata da altri fattori: nutrizione, attività fisica, accesso ai servizi medici, livello di stress. Un fumatore che fa sport e mangia sano può vivere più a lungo di un non fumatore sedentario e obeso. Ma questo non significa che fumare lo abbia aiutato, significa solo che i rischi si combinano.

Qualità della vita, non solo durata

Un aspetto essenziale, trascurato in tali dibattiti, è la qualità della vita. Un fumatore che raggiunge l’età di 85 anni può avere una ridotta capacità polmonare, tosse cronica, mancanza di respiro e ricoveri ripetuti. Non è una vittoria per vivere a lungo se gli ultimi decenni vengono trascorsi con una maschera di ossigeno e la paura permanente di una ricaduta del cancro.

I medici che hanno risposto in quella discussione erano quasi unanimi: il fumo accorcia la vita e anche quando non la accorcia drammaticamente, può comprometterne la qualità. E questo è valido per la maggior parte dei fumatori, non solo per una percentuale di minoranza.

Conclusione

La domanda “Perché alcuni fumatori vivono a lungo?” È simile a “Perché ci sono persone che attraversano la strada senza guardare e tuttavia non vengono investite dalle auto?”. Perché la fortuna esiste. Ma la fortuna non è una strategia di salute pubblica.

Il fumo rimane uno dei fattori di rischio evitabili più importanti per le malattie croniche e la morte prematura. Le eccezioni non annullano la regola. E la regola, nel presente caso, è scritta in bianco e nero nelle statistiche: in media, i fumatori vivono meno a lungo e in condizioni di salute peggiori rispetto ai non fumatori.

Paziente ricoverato che riceve ossigeno accanto a un letto e ad apparecchiature per infusione.

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