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by Tomeci Press Publications

Infographic showing a face-covering ban, 11.6% foreign students, and Italy map

Domenica Giorgia Meloni ha dichiarato, durante il festival della gioventù del suo partito, Fratelli d’Italia, che il governo approverà presto una legge che vieta burqa e niqab nelle scuole, stabilisce un numero massimo di studenti stranieri per classe e obbliga i genitori dei bambini con gravi difficoltà di integrazione a imparare l’italiano. Le misure sono state criticate dall’opposizione e da dirigenti scolastici, che le considerano propaganda elettorale e ne mettono in dubbio l’applicabilità pratica.

(Redazione: Italia / Istruzione e politica)

L’Italia si prepara a introdurre una serie di misure che riguardano direttamente le scuole e l’integrazione degli studenti stranieri. La premier Giorgia Meloni ha annunciato domenica 20 settembre 2026, durante una riunione della sezione giovanile del suo partito, Fratelli d’Italia, che il governo sta preparando un pacchetto legislativo che sarà presto presentato al Consiglio dei ministri.

Cosa prevede il pacchetto di misure?

L’annuncio della premier italiana comprende tre misure principali:

  1. Divieto di burqa e niqab nelle scuole. “A scuola si va a volto scoperto e, in Italia, nessuno, in nome di una tradizione reale o presunta, può decidere che una giovane donna debba nascondersi”, ha dichiarato Meloni. Ha aggiunto: “L’uguaglianza tra uomo e donna non è negoziabile, né nelle nostre strade né nelle nostre scuole”.
  2. Limitazione del numero di studenti stranieri per classe. “Presto sarà presentata al Consiglio dei ministri una misura per stabilire per legge un numero massimo di studenti stranieri per classe”, ha dichiarato Meloni. Non ha precisato quale sarebbe il limite, ma ha sostenuto che “se in una classe c’è un solo bambino che non comprende la lingua italiana, probabilmente riuscirà a integrarsi rapidamente. Tuttavia, se il numero dei bambini che non comprendono la lingua diventa elevato — o addirittura maggioritario — non possiamo più parlare di integrazione, ma di negligenza”.
  3. Obbligo per i genitori di imparare l’italiano. La misura imporrebbe ai genitori degli studenti stranieri che incontrano “grandi difficoltà di integrazione” nel sistema scolastico l’obbligo di imparare la lingua italiana.

Contesto demografico e politico

Gli studenti che non sono cittadini italiani rappresentano l’11,6% del totale degli iscritti alle scuole italiane — quasi 12 ogni 100 bambini — secondo i dati della Fondazione ISMU, un istituto di ricerca. Meloni ha inoltre sottolineato un aspetto delicato: “È inaccettabile che in una classe italiana i bambini che finiscono per sentirsi emarginati siano i bambini italiani, perché sono diventati una minoranza. Questo non può essere consentito”.

L’annuncio arriva mentre l’Italia si prepara alle elezioni politiche del prossimo anno e la competizione a destra si è intensificata con l’ingresso sulla scena del generale in pensione Roberto Vannacci, che ha chiesto misure ancora più dure contro l’immigrazione. La migrazione resta uno dei temi più divisivi della politica italiana e l’Italia è tra i Paesi europei maggiormente esposti agli arrivi di migranti attraverso il Mediterraneo.

Le reazioni dell’opposizione e dei dirigenti scolastici

Le misure hanno suscitato forti critiche. Vittoria Baldino, vicepresidente del Movimento 5 Stelle (M5S), all’opposizione, ha definito la proposta “propaganda elettorale”. “Possiamo aspettarci propaganda da questo governo su questioni come le tasse o i temi ‘woke’, ma è accettabile fare propaganda sulle scuole sulla pelle dei nostri figli?”, ha dichiarato a La7. Baldino ha aggiunto che “i veri problemi dell’istruzione pubblica sono completamente diversi”, citando la mancanza di carta igienica in alcune scuole, aule molto calde d’estate e impianti di riscaldamento guasti in inverno.

Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale dei dirigenti scolastici (ANP), ha espresso dubbi sull’applicabilità pratica della misura. “Dal punto di vista educativo, il problema è legittimo e comprensibile, ma è difficile trovare una soluzione pratica. Le scuole sono obbligate ad accettare le iscrizioni dei bambini del quartiere, soprattutto nella scuola dell’infanzia e nella primaria; quindi, se gli stranieri rappresentano la maggioranza in quella zona, cosa possiamo fare? Rifiutarli? Per questo motivo, un tetto del 30% non potrebbe essere applicato”, ha spiegato all’ANSA.

Contesto europeo

Il divieto di coprire il volto negli spazi pubblici non è una novità in Europa. Francia e Belgio hanno già divieti di questo tipo, mentre l’Austria ha introdotto restrizioni simili nelle scuole. In Spagna e Polonia, invece, la libertà di coscienza e di religione è tutelata dalla Costituzione. Meloni ha fatto riferimento specificamente al burqa — che copre tutto il corpo e include una rete davanti agli occhi — e al niqab, che copre il volto lasciando visibili solo gli occhi. L’hijab, che copre capelli e collo ma lascia scoperto il volto, non è incluso in questa proposta.

Conclusione

Il pacchetto annunciato da Giorgia Meloni riporta in primo piano il dibattito su identità, integrazione e ruolo della scuola in una società sempre più diversificata. I sostenitori sostengono che le misure proteggano i valori dell’uguaglianza di genere e impediscano la formazione di “scuole-ghetto”, mentre i critici le considerano una manovra elettorale che non risolve i problemi strutturali del sistema educativo italiano. Resta da vedere quale sarà la forma definitiva della legge e se potrà essere applicata efficacemente nella pratica.

Woman speaking at podium before crowd with Italian flags and Gioventù Nazionale banners

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